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Se c'è qualcosa che si possa addurre, come prova in favore dell'esistenza d'uno spirito della storia, che agisce tramite gli individui, ma al di sopra di essi, questo è la vicenda, millenaria, delle immagini, o, in genere, l'evoluzione degli stili artistici, che avviene per grandi scatti, cioè per l'improvviso convergere di interessi e ricerche verso talune direzioni. Nessuno potrà mai spiegare, attraverso la vicenda di singoli maestri, perché, con lo stesso dissolversi dell'autorità centrale dell'impero romano, si sia andato vanificando quel senso plastico che dava altrettanto autorità di presenza all'immagine dipinta e scolpita, in un processo che addirittura ha posto in primo piano il colore, e quasi fatto scomparire la scultura e le sue tradizioni. O perché, dopo varie fasi, che oggi ci appaiono singolarmente concatenate, anche se dialettiche, dopo la grande restaurazione neoclassica del primo ottocento, di nuovo, la forma plastica si sia dissolta, trascinando con sé l'abbandono di ogni imitazione diretta della normale visione della realtà.
Si è detto che si tratta di processi inspiegabili, quando lo si voglia far coincidere con la vicenda umana d'un solo individuo. Ma, da un esame più generale, che tenga conto dell'approfondimento avvenuto, sia in sede filosofica e psicologica che in campo teorico e tecnico, delle nostre nozioni sulla conoscenza e sulla costituzione del mondo, risulta che probabilmente nessun'altra categoria d'immagini dipinte o scolpite, come quelle elaboratesi in oltre un secolo e mezzo, potrebbe essere più aderente, tanto da anticipare, a volte, la stessa tematica più lentamente e faticosamente decifrata della psicanalisi.


Andrea Diprè